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I Giuriai
U Caveau
Sanfratellani nel mondo

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  I Guriai

 
 

Rosso, giallo, frastuono di trombe e catene, immagini sacre e bucoliche, fede cristiana ed antico folklore: sono questi i cardini sui quali poggia la figura enigmatica del Giudeo Sanfratellano, presenza costante nei culti della Settimana Santa a San Fratello, un paesino nella provincia di Messina, incastonato, come una gemma preziosa, nel verde smeraldo del Parco dei Nebrodi.

                     

Le radici storiche di questo strano personaggio ci riportano all’antico medioevo; ad un’idea di soldato con funzione carnevalesca e di disturbo delle meste celebrazioni liturgiche rivolte alla Passione e Morte di Cristo. Il significato di questa figura è ancora oggi oggetto di studi. Esistono infatti diverse tesi sul significato del Giudeo; si pensa che alcuni membri di Confraternite religiose, durante il Triduo pasquale, si distaccarono dalle file processionali e che, nel corso dei secoli, abbiano dato origine a questo personaggio che, per molti immigrati e residenti di origine sanfratellana, simboleggia un ritorno alla genesi, il tentativo disperato di riappropriarsi di una cultura antica, di riscoprire e mantenere vive le proprie radici culturali al fine di non rimanere sopraffatti dai nuovi modelli sociali che si delineano nella vita quotidiana a ritmo quasi incessante. Il costume da Giudeo si compone di sette pezzi; dal basso verso l’alto: “Schierpi d'u piau”; Scarpe di pelle di vitello;

 “Quazzuoi”: gambale di rifinitura che copre il collo della scarpa; “Chiauzi”: Pantaloni rossi o bianchi con banda laterale in cordoncino o serpentina;

 “Giubba”: casacca rossa e gialla ricamata con perline e coralli a sfondo bucolico con alle spalle immagini che richiamano il sacro o il profano (a scelta del committente);

Sb.rrijañ”: cappuccio rosso che delinea il contorno delle ciglia, del naso, dei baffi e sottolinea una vistosa lingua con al centro una croce forata che rende l’idea ironica e quasi demoniaca di questa figura; “Elmott”: elmo in metallo decorato con brillantini e arricchito con accessori di vario genere; la “Caua du caveau”: coda di cavallo o u. “Giumm”: insieme di filamenti di lana legati al cappuccio che richiamano l’iconografia diabolica. Altri accessori indispensabili al costume del Giudeo sono: la Cornetta o la Tromba con le quali vengono eseguiti scanzonati motivetti provati incessantemente durante il periodo quaresimale e la “D.sc.plina”: insieme di monete immesse in pezzi di catene, utilizzata in passato come strumento di autoflagellazione, ora strumento di disturbo e di scherno. Il Giudeo fa il suo ingresso nella scena sanfratellana il Mercoledì Santo, per scortare e disturbare la processione penitenziale della “Pietà”: una statua di scuola leccese risalente ai primi del ‘900; questa è una dei cosiddetti “Misteri”: simulacri che si rifanno al culto delle “Varette spagnole” che si possono ancora ammirare a Siviglia. Il Giovedì Santo si presenta come momento di quiete e di silenzio, in preparazione ai momenti salienti della Passione e Morte di Gesù. In questo giorno, gruppi di Giudei scorazzano liberamente per le vie del centro, facendosi offrire i dolci tipici della gastronomia sanfratellana ed i cosiddetti “Carduoi n.cudei”: cardi fritti in una pastella di uova e farina. La sera del Giovedì si presenta come momento meditativo e di visita ai “Samuarc”: Sepolcri, allestiti nelle Parrocchie e nelle Chiese succursali dove vengono posti i “Davurì”: sementi germogliate in teli di canapa o cotone idrofilo. Accanto al Sepolcro o “Altare della Reposizione” vengono poste le “R.gini du Samuarc”: Vergini del Sepolcro: statue in cera e stoffa raffiguranti la deposizione di Cristo sulle braccia della Madre. Il Venerdì Santo si presenta come punto focale di un Triduo che vede la presenza imponente del Crocifisso ligneo di scuola spagnola che visita in processione tutto il Paese. Il Giudeo si pone come disturbatore di questa figura dolente e delle altre “Varette” che raffigurano l’”Ecce Homo”, il “Cristo Morto”, la “Vergine Addolorata” e la “Pietà”. Il Giudeo esce di scena allo scoccare della mezzanotte per lasciare il posto alla quiete meditativa del Sabato Santo, che ci invita a ricordare ciò che Cristo patì per amore dell’uomo. Per il sanfratellano la Settimana Santa è un punto importante, una tappa obbligata e voluta nella quale è possibile riscoprire le proprie radici etnico-culturali, per sentirsi nuovamente membri di un contesto sociale, per evidenziare l’orgogliosa appartenenza a quella che tutti i nativi di San Fratello definiscono: Un isola nell’Isola alle pendici di Roccaforte.

    

Cardali Fortunata
Scavina Antonin
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